mercoledì 5 aprile 2017

La Sapienza dei Maestri Speranza della Massoneria



Riflettevo sulla necessità che i Maestri colgano, all'interno di un ordine iniziatico, il senso, non solo dell'appartenenza e dell'orgoglio, ma della Sapienza del ruolo che gli è dovuto; essendo, appunto, Maestri di un Ordine iniziatico.
Probabilmente noi abbiamo perso la via e penso anche che questa via, fatta di valori e fatta di tradizione, abbiamo iniziato a perderla nell'uso dei termini che ci debbono appartenere. Non possiamo sbagliare il valore semantico della parola che non può e non deve essere confuso.

Oggi siamo in Camera di Mezzo, oggi siamo nel Tempio, quando abbiamo aperto in camera di apprendista eravamo nella Loggia, quando si accendono le luci chiudiamo un percorso alchemico, questa è la Regola su cui la nostra comunione ha vissuto e questa è la Regola che è fatta di poche cose, ma è fatta sopratutto di ritualità. Quella ritualità che ci serve a passare le colonne e a diventare Maestri.
Dobbiamo porci delle domande specifiche, dalle cui risposte traiamo quel nutrimento che struttura la nostra identità di Maestri della comunione:
Perché il Tempio è fatto in questo modo? E su quale base noi costruiamo il nostro Tempio? Su quali Valori? Su quei valori che ci hanno consentito di essere oggi qui come Maestri e di testimoniare all'esterno una presenza condivisa dal pensiero comune delle persone non iniziate e sopratutto ci hanno permesso di superare momenti di difficoltà guardando ad un presente che a me non fa paura.

Non mi fa paura ciò che sta accadendo, non mi preoccupa, io sono più preoccupato di altro e cioè se questa comunione fa ancora Maestri; se questa comunione crea ancora quelle condizioni di conoscenza che mettono su un piano di Sapienza e non di Saggezza l'Uomo; di Sapienza che ci permette di discutere ciò che c'è all'interno di questo Tempio.

Ecco vedete Fratelli questa tornata per me è molto importante e la vivo con la stessa emozione con cui tutti voi condividete questo momento. E la condivido nella speranza che questa nostra crescita personale ci porti ad essere testimoni di un tempo e non oggetto di attenzioni.
Se uno è testimone significa che partecipa e condivide ciò che all'interno del suo contesto gli viene presentato.

Mi è piaciuto tanto quello che ha detto il Fratello CF,  ma noi non dobbiamo dire niente su quello che sta succedendo? Ma noi siamo Massoni perchè accettiamo che venga colpito il povero e non riusciamo a fare niente per rompere l'anello che determina la povertà? Noi parliamo di migrazione, ma noi non siamo figli di una migrazione? Noi non siamo quelli che nascono e contaminano la nostra conoscenza attraverso dalle migrazioni? Ma come nasce la Massoneria? E da chi nasce? E che cosa rappresentiamo noi all'interno del nostro percorso Sacro? E quale valore si è mantenuto la dove quella Massoneria è conosciuta? E mi riferisco al mondo americano dove la tradizione è rimasta quella che era perchè era quella tradizione che nasceva da una contaminazione che aveva un origine Scozzese.

Ma quella contaminazione aveva un percorso di contatto profondo con il mondo Ebraico, con il mondo Greco, con il mondo Latino. Quando noi cogliamo il senso della nostra trasformazione? Quando capiamo che questo Tempio ci guida e ci porta la? Ovviamente quando entriamo dalla porta del Sacerdote perchè se entriamo dalla porta dell'Uomo ci porta nel labirinto perchè si deve cogliere il senso del viaggio e quando all'interno delle nostre logge questo senso si fa forte e si raccoglie? Con chi? Da chi? Quali sono i Maestri che si spendono oggi per insegnare agli apprendisti che non sono massoni, sono iniziati, ma lo saranno quando sono Maestri! E quando sono Maestri debbono essere Maestri! E se si sta nella colonna dei Maestri con lo spirito che è comune nella condivisione di un percorso di armonia che non è ipocrisia; perchè questa comunione non deve essere ipocrita, questa comunione deve essere leale!
Deve riconoscere il valore del fratello che ci sta vicino! E lo deve correggere non lo deve colpire, lo deve difendere ma lo deve anche distogliere dal rischio perchè questo è un Maestro! Un Maestro non è chi ha il grembiule un Maestro è chi lo è dentro, perchè il Maestro ha raggiunto un percorso e rappresenta di per se il valore della nostra comunione. Il Maestro è colui che porta se stesso come esempio, come testimonianza della Maestria che attraverso di lui si manifesta fenomenologicamente.

E questi Maestri Venerabili? Sono davvero Maestri Venerabili? O sono i delegati di una istituzione che mutua secondo del gradino le funzioni ed il ruolo? Per cui il Presidente del Collegio diventa il capo dei Maestri Venerabili senza che questo accada. Che le rappresentanze istituzionali non abbiano la stessa funzione iniziatica all'interno di un Ordine iniziatico e credo che se non cogliamo di nuovo il senso per cui noi apriamo il Libro Sacro continueremo a dire fuori che noi possediamo un segreto non capendo nemmeno perchè lo abbiamo.

Il nostro segreto è il Libro ma perchè noi abbiamo scelto una via per essere quel segreto. Perchè è li che l'uomo si misura con la creazione perchè è li che c'è la squadra perchè è li che c'è il compasso perchè li c'è il Libro Sacro nello stesso modo di come ritualmente all'interno di un'altra realtà religiosa e dogmatica si percorre la via del segreto che si manifesta con una forma, la particola che viene elevata, dicendo “mistero della fede”, per noi non c'è il mistero della fede per noi c'è il Libro Sacro. Li c'è l'uomo che è la squadra li c'è il compasso che è la creazione quello è il nostro segreto, quando noi congiungiamo questi elementi di sacralità testimoniamo la nostra elevazione e siamo Maestri; e solo in quel momento in questa occasione noi abbiamo il Libro Sacro aperto in questo modo perchè noi abbiamo soltanto un elemento che ci distingue: la Parola!

Perché il Maestro viaggia con la Parola e allora i valori della nostra comunione, che è un'istituzione, che è un Ordine, si testimoniano mantenendo salda la ritualità; non modificando i rituali, anzi correggendoli la dove abbiamo ritrovato degli errori;  secondo me ce ne uno evidente nell' accensione delle luci lo leggiamo al rovescio rispetto a quello che realmente dovrebbe essere: la forza, la bellezza, la sapienza, perchè è li che si chiude il circuito alchemico non è una parola su tre che ci cambia si cambia un processo di disposizione naturale di un ordine che invece ha bisogno di testimoniare con la propria forza interiore e proprio attraverso un diverso livello di pregnanza iniziatica il significato forte di queste tornate in grado di Maestro, che mi auguro siano più numerose di quelle che io riesco a vivere all'interno del mio percorso personale.

domenica 2 aprile 2017

Cena del clan Sinclair Italia


Il Presidente Tiziano Busca mi chiede di inviarvi la seguente comunicazione: venerdi 7 Aprile cena del Clan Sinclair Italia a Rimini. Le conferme per poter prenotare sono tassativamente accettate entro il termine tassativo di mercoledì 5 aprile.

martedì 28 marzo 2017

Un interessante contributo di Paolo Callari

Questa lettura non è per tutti anche se tutti sono alla ricerca della consapevolezza delle forze che animano il proprio agire.

LA FAVOLA DELLA VITA TERRENA
In un tempo lontano una Entità Superiore decise di creare un Regno.
Già in passato si era adoperato in una simile impresa: aveva creato un Angelico Regno di Luce. L'intero firmamento risplendeva indefinitamente ed eternamente; c'era chi cantava le sue lodi, chi ripeteva il suo verbo, chi risplendeva e rifletteva la Sua Luce, chi portava il suo trono.
L'Entita' Superiore capi' però che quel Regno, il Regno Angelico, non era tutto ciò che desiderava creare.
Il Suo Desiderio non era creare un Riflesso di Se' ma piuttosto una Forza Creatrice in grado di continuare il Processo di Creazione.
Con un Lampo di Luce Squarcio' quell'Armonia perfetta creata in precedenza. Dallo squarcio emerse una nuova dimensione di esistenza ed ebbe inizio lo spazio-tempo.
Aveva creato così l'Impalcatura dove avrebbe potuto creare il Nuovo Regno, il Regno Terreno.
L'Uomo, la Donna e i Quattro Elementi sarebbero stati i protagonisti di Una Geometria Cosmica.
Dentro lo spazio-tempo Sei elementi, dunque, per creare un Regno.
Sei è il primo numero perfetto, cioè un numero la cui somma ed il cui prodotto dei divisori fornisce lo stesso risultato:
1+2+3=6
1•2•3=6

L'Uomo e la Donna sarebbero stati i portatori-metà di un quinto elemento: l'Amore.
L'Amore è elemento iniziatico, la più potente forza creatrice, capace di avvicinare le Anime fino al punto di permettere la pro-creazione nel Regno Terreno.
L'Uomo e la Donna tanto simili quanto diversi, originario di Marte il primo e di Venere la seconda, avrebbero portato nel Regno Terreno quel fondamentale arco di tensione, equilibrio instabile necessario affinché la freccia dell'Amore potesse scoccare dall'Arco e generare la vita, cosicché il disegno potesse progredire ed il Regno Terreno prendere forma.

I Quattro Elementi, come le quattro forze fondamentali, come gli stati fondamentali della materia solido, liquido, gassoso e plasma, come gli stati d'animo o emozionali, come i modi di essere, rappresentano il mezzo ovvero gli strumenti costituzionali, attraverso i quali progredire nella consapevolezza, compiendo la creazione con la forza dell'Amore.
Ognuno dei quattro elementi ha sempre sia valenza positiva e negativa a ricordare il necessario bipolarismo, come uomo-donna, necessario alla creazione, affinché la tensione tra i due poli permetta la nascita del terzo, del nuovo, del figlio.

L'elemento Terra è l'Archetipo della Madre Universale, dell'equilibrio stabile, dell'accoglienza, della passiva perseveranza che rende possibile lo sviluppo di ogni cosa.
Gli stati emotivi associati a questo archetipo sono quelli legati alle esperienze concrete, al l'equilibrio stabile, alla materialità.

L'elemento Aria è l'Archetipo dell'impalpabile che trasforma, che con la sua calma frantuma l'idrogeno in infinite molecole di umidità, trasporta i pollini a centinaia di chilometri per l'inseminazione, con il suo lento serpeggiare erode la roccia, ma anche che con la sua forza imbriglia le acque, fa straripare i fiumi, piega gli alberi e la Terra, aiuta a divampare le fiamme. È l'Archetipo degli stati emotivi legati al nervosismo, alle paure incomprensibili, al timore dell'ignoto.

L'Elemento Fuoco è l'Archetipo della Passione, della forza purificatrice che distrugge con la sua irruenza per preparare la Terra a nuove creazioni. È l'Archetipo della convinzione che non conosce mediazioni o compromessi, che incenerisce o si spegne, ma che non si placa.

L'Elemento Acqua è l'Archetipo della fluidità, della estrema plasticità e duttilità pur mantenendo la coerenza d'insieme, del fluire, dell'evolvere, del creare e distruggere con potenza soprannaturale, del lasciare fluire le emozioni, del sapersi lasciare alle spalle ciò che ostacola il cammino, del sapere riposare quando tutto è compiuto come le acque calme, del saper pulire o purificare con la docilità della pioggia o con la potenza di uno tsunami ma pur sempre con la giusta e più idonea misura.

Siamo Archetipi, cioè Uomo, Donna e i Quattro Elementi sono Archetipi, ovvero modelli iniziatici che insegnano come tornare alla Sorgente. Ci guidano lungo il sentiero in cui tutto si ripete allo stesso modo in ogni luogo, in ogni tempo, ad ogni scala come un ologramma.
Ognuno per quanto positivamente o negativamente possa essere giudicato per il suo agire ha un suo perché di esistere.
Esistere ed essere sono due cognizioni non sinonimi: esistere è il perché mentre essere è il come. Bisogna avere la forza di contrastare il cattivo essere, poiché siamo ciò che facciamo. Quando qualcuno sbaglia è giusto che paghi il prezzo delle proprie azioni e malefatte. Viceversa bisogna avere sempre grande umana attenzione per l'esistere, perché si tratta non di una scelta ma di un Dono della Entità Superiore. L'esistenza seppure di alcuni possa apparire grottesca deve essere sempre rispettata e difesa perché è un tassello di un mosaico che in quella esistenza, anche in quella, trova un suo perché superiore, generale e connesso ad altri perché.

La geometria cosmica trovò così  la sua realizzazione nel Regno Terreno, l'uomo e la donna per diversi millenni continuarono la creazione, mentre inconsapevolmente l'essere umano combatteva se stesso, i suoi simili e la Natura, piegandosi innanzi alle Forze della Natura ed innanzi ai Perché Superiori fin quando non comprese il suo ruolo nel Regno Terreno.
Fu così che con tale consapevolezza innanzi agli occhi dell'umana esistenza si poté scorgere la Luce dell'intero Creato, cadde così il velo dell'inconsapevolezza e comprese il maestoso progetto vivendo nella Luce del Creatore.

Et in Arcadia Ego, i miti Alfei e la storia degli Ibelin pisani

Venerdì 21 aprile 2017
Palazzo del Consiglio dei Dodici
Piazza dei Cavalieri 1, Pisa
ore 17:30

Et in Arcadia Ego, i miti Alfei e la storia degli Ibelin pisani

A cura di Massimo Agostini e Sergio Costanzo con la partecipazione di Egidio Senatore, conduttore di Rai Notte

Il saggista Massimo Agostini e lo scrittore pisano Sergio Costanzo relazioneranno delle ricerche e studi condotti seguendo una sottile rete di leggende e verità che partono dai miti degli Alfei pisani e la storia degli etruschi Venulei, fino alle vicende degli Ibelin pisani in Oltremare e alla storia di Ugo II di Pagano Eb(u)riaci da Vecchiano, discendente di una delle dodici famiglie fondatrici dell’autoproclamato “Stato dei Mari” nel 1006 e (forse) da identificare con quel Hugh de Payns, noto alla storia come fondatore dei Cavalieri del Tempio di Gerusalemme dai mantelli bianchi e dalla croce vermiglia sulla spalla

Dal 7 al 9 di Aprile, come gli scorsi anni saremo presenti con il nostro Stand presso la Gran Loggia di Rimini. Vi aspettiamo!


Una rilessione di Paolo Donnina


Urizen con questo celebre quadro ci ricorda che l'Eterno nella sua opera è allo stesso modo creatore e ordinatore; tutto in un perfetto equilibrio, tutto al posto giusto che l'Opera creatrice assegna. L'Uomo parte integrante dell'Opera del mondo, è colui che dovrebbe garantirne l'equilibrio.... ma non sempre è così, poiché spesso egli è preda delle sue stesse debolezze andando contro l'Opera Divina.Il Principio Creatore e Ordinatore di Urizen, ci ricorda che attraverso l'uso degli strumenti quali squadra e compasso, possiamo portare tutto nel giusto equilibrio, contribuendo attivamente all'Opera del Mondo.

lunedì 27 marzo 2017

Successo per il convegno del Rito di York

Una grande partecipazione di pubblico alla rotonda del Lido di San Giovanni, a Gallipoli, per il convegno «Sulla via dell'anima». Antonio Bove ha introdotto i due relatori, Mauro Cascio, autore de «Umberto Eco e la Massoneria» e curatore di decine di opere di svariati autori (tra cui l'«Ecce Homo» di Saint-Martin e il culto cognitivo di Rudolf Steiner) e Nuccio Puglisi, curatore tra l'altro del «Mutus Liber» in una recente edizione. Si è parlato di Tradizione, e di come la Sapienzialità si sia declinata nel mondo ebraico, con la Qabalah, e più in generale nel mondo occidentale, con l'Alchimia. Sono queste le due principali eredità della moderna Massoneria. È intervenuto anche Francesco Bernabucci, mentre le conclusioni sono state affidate a Tiziano Busca (autore di «Rito di York. Storia e metastoria). Era presente uno stand di Tipheret - Gruppo Editoriale Bonanno con i volumi di cui si è fatto cenno.

martedì 21 marzo 2017

Invito alla Conferenza di Gallipoli

Cari soci/e vi inoltro la locandina della conferenza pubblica organizzata dal Rito di York che vedrà protagonisti tra gli altri il Vicepresidente del Clan Sinclair Italia Massimo Agostini e il Presidente Tiziano Busca. Sarà inoltre presente Mauro Bonanno con uno stand di libri dei vari autori.

lunedì 20 marzo 2017

Alle radici della modernità. Online la registrazione






Tiziano Busca ha partecipato nei giorni scorsi al Convegno del distretto di Cosenza del Kiwanis «Alle radici della modernità». Ai lavori, coordinati dal prof. Giovanni Gallina, hanno partecipato anche Claudio Azzara, Università di Salerno, Fulvio Conti, Università di Firenze, Vincenzo Ferrari, Università della Calabria. Vi proponiamo la registrazione.

Ascolta L'intervento: https://www.spreaker.com/user/8232856/le-radici-della-modernita

sabato 18 marzo 2017

Et in Arcadia Ego: i miti dei Popoli del Mare Commenti dei lettori

"Buongiorno Dr. Massimo!
Ieri sera ho.finito di leggere il.suo libro "Et in Arccadia,Ego", che ho trovato interessantissimo e ricco.di particolari che hanno arricchito la mia conoscenza.
Un libro scritto.molto bene!
Complimenti!
"In nome della Dea" in.qualche capitolo.mi era rimasto piu' difficile...questo mi e' piaciuto.davvero tanto..
,Al prossimo e complimenti per tutto . Felice weekend, Rita

Grazie Rita

martedì 14 marzo 2017

Le vie dell'anima. Online la registrazione del convegno di Novara con Busca, Cascio, Fragata, Pignatelli


Nella sala del Compasso della Cupola di San Gaudenzio, con il patrocinio del Comune di Novara, si è svolto qualche giorno fa un convegno moderato da Filippo Renò (Università del Piemonte Orientale Avogadro) con Tiziano Casellino, Domenico Fragata, Mauro Cascio, Federico Pignatelli. Le conclusioni di Tiziano Busca.




Ascolta la Conferenza: https://www.spreaker.com/user/8232856/la-via-dellanima-i-tarocchi-e-la-qabalah

giovedì 23 febbraio 2017

Commento inviato da un lettore che conferma le ipotesi formulate da Massimo Agostini sull'identità del primo Gran Maestro dei Templari

"Curioso che i Pagano Eb(u)riaci di Pisa, armatori, misero a disposizione la propria flotta per la prima crociata ai pisani, ovvero al vescovo di Pisa, Daiberto Lanfranchi, poi eletto primo patriarca di Gerusalemme cristiana mentre i Pagano Emb(u)riaci di Genova, armatori, misero a disposizione la propria flotta per la prima crociata ai genovesi. Guglielmo Emb(u)riaci, detto Testadimaglio, riporterà a Genova il famoso "sacro catino" ancora oggi conservato come reliquia in cattedrale.
Qualche anno fa l'Università di Pisa ha pubblicato la genealogia di Ugo II di Pagano, detto Eb(u)riaco, da Vecchiano, morto nel maggio 1136, nel volume in ricordo di Marco Tangheroni "Quel mar che terra inghirlanda"; rielaborazione della relazione tenuta nel maggio 1987 al XXII International Congress on Medieval Studies presso la Western Michigan University di Kalamazoo (Usa).
Questa famiglia pisana di stirpe Amala, aveva già attirato interesse dell'archivista Clemente Lupi e del futuro ministro dell'Istruzione lucchese Giovanni Rosadi alla fine del XIX secolo per i loro probabili legami con la stirpe Anicia dei Venulei e i loro interessi commerciali in Outremer nonché le loro proprietà in Pisa.
Inutile ricordare che i Pagano sono stati una importante famiglia pisana, legata alla storia dei giudicati di Sardegna ed alla riconquista delle Baleari ad inizio del XI secolo. Ugo I di Pagano, pisano, da Vecchiano e' citato nella presa delle Baleari (1115) del Libro di Maiorca (il cui autore fu il pisano Enrico Plebanus).
Per gli "eruditi" pisani l'ammiraglio Ugo I dei Pagano (Hugh de Payns in francese) da Vecchiano mise a disposizione la sua flotta per la crociata delle Baleari, il figlio Ugo II costruì i castello di Goceano in Sardegna, la cui figlia sposò il re di Sardegna, Gonario II Lacon Gunale, templare, morto nella abbazzia di Clairvaux nel 1182.
Franco Cardini ha dichiarato che Baliano di Ibelin fosse italiano (genovese o pisano) e non francese, in occasione di una sua recensione del film Le crociate di Ridley Scott.
Lo storico inglese Peter W. Edbury nel suo libro “The Kingdom of Cyprus and the Crusades, 1191-1374” sostiene fosse di antica famiglia pisana con possedimenti in Sardegna, come lo erano i Pagano Eb(u)riaci pisani.
Molto interessante un capitolo tratto dal lavoro di Riley-Smith sui conflitti legali sulle Leggi dell'Ammiragliato, sorti in Outremer. Pare che i giuristi e la preservazione del diritto, fosse appannaggio della sola casa di Ibelin e dei suoi rappresentanti, coevi di quel Burgundio Leoli che gli eruditi sostengono riportò da Costantinopoli il Digesto di Giustiniano in Pisa e che ha alcuni libri tratti da sentenze legate ai Venulei pisani.
Un passo cita che gli Ibelin erano i depositari delle leggi del pre-costituirsi degli stati in Outremer e quindi conoscitori del diritto che in quelle terre prese derive e aberrazioni, fra problemi dinastici, regalie e concessioni.
Gli Ibelin sono stati una importante famiglia del Regno Crociato, imparentata sicuramente con la famiglia pisana dei Plebanus di Boutron, vassalli della contea di Tripoli, feudo di Bertrand de Toulouse, legato ai genovesi Emb(u)riaci di Besmedin, che la storia racconta misero a disposizione la propria flotta per la prima crociata."


martedì 21 febbraio 2017

Libreria Salvemini Firenze, presentazione del libro: Rito di York tra storia e metastoria

L'amore per lo studio della Massoneria in generale e del Rito di York in particolare. Questo sta portando in giro Tiziano Busca, autore del libro più letto sull'argomento, pubblicato da Tipheret nella collana a cura del Capitolo di studio De Lantaarn. Ieri un altro successo a Firenze.

Nella Foto Tiziano Busca e Andrea Veronese

giovedì 2 febbraio 2017

Riflessioni sul Vangelo di Tommaso. L’esegesi del segreto sulla via Sacra di Melchisedec di Tiziano Busca




3. Gesù disse, "Se i vostri capi vi diranno, 'Vedete, il Regno è nei cieli', allora gli uccelli dei cieli vi precederanno. Se vi diranno, 'È nei mari', allora i pesci vi precederanno. Invece, il Regno è dentro di voi e fuori di voi. Quando vi conoscerete sarete riconosciuti, e comprenderete di essere figli del Padre vivente. Ma se non vi conoscerete, allora vivrete in miseria, e sarete la miseria stessa.
5. Gesù disse, "Sappiate cosa vi sta davanti agli occhi, e quello che vi è nascosto vi sarà rivelato. Perché nulla di quanto è nascosto non sarà rivelato."
66. Gesù disse, "Mostratemi la pietra scartata dai costruttori; quella è la chiave di volta."

Parlando con Gabriele che voi sapete essere primario Cardiochirurgo e nel mentre gli chiedevo dov'era stato a Bologna mi ha spiegato che ha partecipato ad una sessione di lavori dal vivo per misurare la quantità di sangue che è necessaria a preservare un organo come il fegato per fare il trapianto da vivente che come sappiano è un organo altamente vascolarizzato, e quindi tagliarne un pezzo non è semplice da un punto di vista chirurgico, è possibile, lo fanno, l’intervento è molto complesso, complessità nella quale non voglio addentrami in questo momento; ma, quello che a noi ora interessa è il problema fondamentale cioè quanto sangue serve perché quell'organo continui a vivere?
La nostra natura è in grado di calcolare ciò che serve all'organo per essere ancora un organo sano e questa espressione mi ha colpito perché ho detto ma il fegato non ha cervello non è un organo che ha un intelligenza per cui anche una persona stupida può avere un organo che si auto regolamenta e vive, e la risposta è stata si il problema non è l'intelligenza della persona è la perfezione della natura. Da questo racconto, che mi ha colpito molto, vorrei iniziare una mia riflessione:

Quando noi parliamo di un processo alchemico noi abbiamo la consapevolezza che avviene la trasformazione attraverso un processo che è l'unione di elementi che si manifestano sotto altre forme e che diversamente dall'origine assumono momenti di trasformazione e di sublimazione. Ma l'elemento originale resta è tale, l'uomo in se raccoglie tutta quella capacità e quella energia che si manifesta in tutto ciò che noi vediamo attraverso i nostri occhi ma sappiano essere anche in noi ed è vero quello che dice Fabio non si può cercare la risposta nel segreto perché il segreto in se non è una entità che deve portarci ad interrogare; il segreto va letto nella semplicità dei gesti attraverso i quali leggi la tua vera natura.

Che cosa facciamo noi qui?
Noi abbiamo un segreto per caso da comunicare?

No! noi facciamo la lettura semplice di ciò che è stato descritto e che è manifesto ma che su un percorso gnostico lo leggiamo in maniera razionale su un percorso dogmatico lo leggiamo attraverso un Mistero. Che cos'è il mistero della Fede? Quando da un punto di vista rituale si compiono gesti che appartengono ad un percorso anche di natura religiosa e di natura legata ad un credo che è quello Cattolico, che cosa facciamo? Seguiamo un rituale, entriamo in chiesa, ci sediamo, facciamo il segno della croce, partecipiamo con preghiere e con canti a quella che è la comunione che viene guidata a quello che è il rito che viene guidato da un sacerdote e noi partecipiamo con un'empatia forte a quello che è una dimensione sacra per noi e dove si chiude l'elemento più importante di questo nostro partecipare? Quando ad un certo punto si manifesta l'eucarestia dove il corpo ed il sangue di Cristo si trasformano nel Pane e nel Vino. Perché c'è questo gesto? E chi lo ha manifestato? Dove nasce? 



Bassorilievo della controfacciata della Cattedrale di Notre-Dame di Reims in cui è raffigurato l’incontro tra Melchisedec ed Abramo



Nasce su una via Sacra; nasce attraverso questa natura nell'uomo che non nasce e non muore ma che è raccontata: Abramo era il Sacerdote dell'Onnipotente,  Melchisedec era il Sacerdote dei Sacerdoti e Re della città di Gerusalemme, non si hanno le origini di Melchisedec si hanno le origini della genia di Abramo. Ma quando ad Abramo venne catturato il figlio Lot decise di scendere in battaglia contro la tribù che gli aveva preso il figlio e lo libera. Melchisedec che era il Re di Gerusalemme lo incontra, gli va incontro e insieme celebrano il momento con il Pane e il Vino. Melchisedec Sacerdote dei Sacerdoti Abramo Sacerdote degli uomini,  l'Uomo e il Dio che si trovano a manifestare in una unica realtà l'elemento pregnante di quello che è la comunione che noi da uomini tendiamo verso l'alto che avviene in questo processo di trasformazione. La stessa cosa avviene in una via gnostica dove noi ci rendiamo conto che il compimento del nostro lavoro è un compimento che appartiene alla nostra dimensione di uomini ma Sacri. Perchè in quel percorso noi sviluppiamo la sacralità, come in questo momento che, con attenzione, cerchiamo di proiettarci in una dimensione non solo iniziatica ma alchemica di penetrazione di quello che è l'elemento della comunione e dell'unità di quello che noi viviamo. E qui adesso voglio chiudere questo mio intervento riferendomi alle parole dei Vangelo:

“Quando il potente disegno dell'evoluzione giunse a compimento ed il piano fu completato, la Creazione giunse al termine. Gli esseri viventi, i guardiani della legge e le schiere ardenti svanirono nel fuoco divino. I sette spiriti di Dio ed i suoi eserciti angelici si fusero nella luce delle luci e l'Uomo perfezionato e glorificato ritorna nella casa del Padre, nella beatitudine trascendentale, per regnare in eterno con lui. L'intera creazione si è compiuta e santificata ed è ritornata nel silenzio del tutto uno.”

In una via gnostica che cosa facciamo noi? Seguiamo un rituale. Compiamo dei gesti, abbiamo un libro sacro, abbiamo una squadra che è l'uomo ed abbiamo un compasso che è la creazione; quando questi tre elementi si trovano nella dimensione di apertura e di comunione noi abbiamo compiuto il lavoro ed abbiamo raggiunto quella comunione, quella eucarestia tra il corpo dell'uomo e l'elemento del superiore che ci porta ad essere Il tutto in uno.

Abbiamo compiuto il lavoro, abbiamo trovato il nostro segreto, è un segreto che noi abbiamo percorso e a quel punto l'elemento della morte non è un elemento di trasformazione di fisicità è una elevazione della nostra natura.



Tiziano Busca presentazione del libro Rito di York – storia e metastoria a Parma La Massoneria torna alle origini nei 300 anni dalla sua fondazione si torna a parlare nelle taverne



Prima di tutto vi vorrei ringraziare dell’opportunità che stasera mi state offrendo, nell’avermi invitato qui oggi a parlare di questo libro che, ad un certo punto della mia vita, profana ed iniziatica, ho sentito l’esigenza di scrivere. Questo libro è nato come in genere nascono le cose quando una persona decide di interrogarsi sulle questioni semplici; credo fermamente che, per cercare di capire, non possiamo fare altro che porci delle domande: ma perché la Massoneria viene detta azzurra? Perché il massone lavora sulla pietra? Perché le colonne del tempio si chiamano Jachin e Boaz? Perché il tempio è fatto in questo modo? Perché dentro la massoneria c’è il segreto? Ma che cos’è il segreto della Massoneria?

Noi purtroppo abbiamo perso questa parte di notizie perché siamo convinti, da uomini della terra, che tutto quello che noi facciamo deve per forza avere una data, la nostra data è il 1717;  pensando poi che tutto quello che è accaduto in quel giorno sia la grande novità che prima non c’era. In verità noi veniamo da molto più lontano e quello che noi riportiamo nei nostri rituali come percorso di tradizione di natura iniziatica, partendo delle scuole che vanno dall'antico Egitto, al mondo babilonese, al mondo ebraico, al mondo della Mesopotamia, all'iconografia e alle rappresentazioni del mondo dell'antica Grecia, lo immaginiamo come se fossero elementi che vengono portati a supporto di una storia, di una sorta di favola che racconta la vita di questo uomo che percorre la sua via e che nelle allegorie ritrova il significato del suo essere e nel percorso delle allegorie trova anche la chiave per giustificare la sua natura.

In verità la Massoneria inizia ad esistere nello stesso momento in cui l'uomo si presenta su questo mondo; e il mondo datato non è il mondo vissuto, per la semplice ragione che nel momento in cui noi ci diamo una datazione neghiamo ciò che ci precede e siccome una datazione presuppone un inizio ed una fine neghiamo anche ciò che ci seguirà. E quindi il percorso della nostra presenza all'interno di questo contesto dell'Universo sembra essere l'elemento fondante di quello che è la nostra rappresentazione evolutiva e quindi questo tendere ad una dimensione di superiore è un qualcosa che ci appartiene non per natura ma per tradizione e per suggerimento.

La nostra storia però non è questa, noi raccogliamo il senso di un viaggio e questo viaggio parte da tanti elementi; uno per esempio ha una datazione certa quella dell'anno mille di Athelstan che struttura le gilde, e le gilde hanno una stessa identità pari a quelle che avevano le tribù che in un territori diversi diventano Clan e il territorio diverso in cui le gilde si strutturano si chiama York e si chiama Euburacum, un territorio dove viveva la popolazione celtica nel periodo delle grandi migrazioni, perché non è un fenomeno attuale la migrazione degli uomini le migrazioni hanno accompagnato la vita nel nostro pianeta delle genie che noi conosciamo e forse non tutte rispetto ad altre che se ne sono andate in precedenza.
Questa popolazione arriva in Spagna e più precisamente nel sud della Spagna e incontra un mondo culturalmente più ricco più strutturato più votato a quello che era una conoscenza sacra e sapienziale, ed era una conoscenza sacra e sapienziale tutta femminile delle Sacerdotesse del Culto di Demetra, e di tutto ciò che apparteneva a quel percorso in cui l'uomo veniva elevato e l'uomo veniva vestito che era il mondo degli uomini del Pelagio.
E che cosa raccolgono da questo incontro?
Raccolgono il senso del Sacro, la Massoneria è un percorso gnostico sacro, sacro perché nel nostro operare, nel nostro agire, noi seguiamo un metodo, una regola che è quella del rituale dov'è nascosto il segreto dell'uomo iniziato al pari di quello che è il segreto di coloro che non sono iniziati come noi ma partecipano ritualmente ad altri eventi di natura religiosa.
Quando noi andiamo in chiesa svolgiamo una ritualità e se voi pensate ci sono delle azioni che sono conseguenti:  uno entra, si fa il segno della croce, si siede, prega, ascolta uno che officia un rito ed a un certo punto si realizza in quel contesto rituale una manifestazione dove il pane e il vino diventano il corpo e il sangue di un credo religioso.
Nella religione questo elemento è dogmatico ed è un mistero della fede però tu partecipi a quel segreto.
In una via iniziatica, che non è dogmatica, tu partecipi lo stesso a costruire quel segreto che si manifesta nei nostri lavori quando si entra nel tempio, quando deambuliamo, quando il nostro maestro venerabile legge il rituale noi ci comportiamo di conseguenza nelle varie fasi del rito fino ad un certo punto in cui si apre il libro sacro si mette la squadra e si mette il compasso: Quello è il nostro segreto. Un segreto che è  pari dell'altro in cui troviamo: la creazione il libro sacro e la regola, al posto della squadra, del compasso e del libro sacro.
La squadra è l'uomo e il compasso è la manifestazione dell'uomo superiore, della nostra energia del nostro elemento generatore ed è per questo che i massoni lavorano sulla pietra perché noi tendiamo a ritornare all'elemento che ci ha generato, al Padre infatti la pietra in ebraico si chiama Eber che significa Padre e significa Figlio; Pietra Padre e Figlio. In una via iniziatica noi lavoriamo su un piano spirituale e levighiamo la pietra per portarla nel piano della costruzione alla perfezione per tornare al nostro punto di origine alla nostra creazione.
Certamente si può fare una via diversa, una via non iniziatica una via profana si vive lo stesso e si sta bene uguale; però nel mondo profano, ci ricordano le antiche scritture, che la costruzione per salire verso l'alto che è una tendenza naturale dell'uomo avveniva con mattoni di paglia e terra essiccati al sole e come tutte le cose materiali, perché la via profana è una via materiale, hanno un tempo ed una durata breve o forse un po’ più lunga, ma sicuramente non è la trasformazione della nostra natura tanto è vero che la manifestazione di chi voleva salire in alto attraverso la via materiale era la Torre di Babele che ad un certo punto si interrompe, ma non è che si interrompe perché i mattoni crollano, ma perché viene a mancare l'elemento dell'iniziato che è la parola.
L'iniziato non scrive le tavole,  la tavola da disegno è una forma con cui si sostanzia il ruolo della Maestria perché solo il Maestro poteva tracciare la tavola e solo il Maestro poteva, nelle gilde, definire il percorso di sapienza e di conoscenza a coloro che entravano in quella comunione;  ed è per questo che le gilde sono l'esperienza più viva e più forte di quella che è l'espressione iniziatica, non solo perché riportano ad un percorso di comunione, non solo perché ti riportano ad un percorso di identità e di legame come le tribù ma perché generano al loro interno il simbolo l'appartenenza, il marchio, il simbolo che tu appartieni a quella gilda.
Ma dove veniva disegnato questo simbolo di appartenenza? Veniva disegnato in uno scudo, all’interno di  uno stemma che aveva un fondo azzurro. Questo è il reale motivo per cui  Massoneria si chiama azzurra;  perché la natura di questo percorso è una natura sacra di trasformazione come pure tutto ciò che accade all'interno del tempio è la manifestazione di un percorso proprio in cui le regole della terra e del cielo si  sostanziano nel momento in cui la maestria si manifesta;  e le due colonne Jachin e Boaz, che erano gli assistenti, il Principe e il Sacerdote di Re Salomone, che lo aiutavano a costruire il rito come oggi il Maestro Venerabile ha il primo ed il secondo sorvegliante, entravano in una dimensione sacra perché chiudevano uno spazio esterno verso una dimensione interna che ci è propria e naturale, che è il nostro spirito, la nostra anima, la nostra energia e che ci trasformava in uomini dell'universo producendo quella alchimia naturale che era rappresentata da un percorso in cui la materialità si modificava verso una spiritualità di conoscenze e di saperi dove il rito era accompagnato all'invocazione e siccome noi lavoriamo molto sull'antico testamento nell'antico testamento ci sono i salmi che come tutte le invocazioni vanno lette per quello che è la rappresentazione di una elevazione in un mondo superiore. Il salmo è la Spagiria che è l'alchimia naturale che viene raccolta in un tempo ed in un momento e anche secondo modalità che ci appartengono per portarci ad una ulteriore evoluzione, per diventare coloro che spiegano il senso della presenza su questa terra.
Qual'è la differenza tra un ricco e un povero nel momento della nascita e nel momento della morte? Nessuna! Siamo uguali, la differenza è nel modo in cui decidiamo di attraversare questo tempo e nel modo in cui ci poniamo quando attraversiamo il velo; perché se raccogli il tuo percorso di elevazione tu sai che diventi l'energia pura e ritorni ad essere quell'elemento unico che ti appartiene in quanto sei elemento stesso della natura che ti viene data.
E’ un po’ una storia che noi viviamo magari quando siamo chiamati a spiegare qualcosa di difficile che è raccontare come si diventa massoni, condizione che nel quotidiano può però essere rappresentato in una maniera più semplice cioè nella complessità di come noi siamo. Vi racconto per sommi capi un episodio che mi ha colpito molto: L'altra sera ero, c'era anche Valentina, a Milano con un fratello che è il cattedratico della cardiochirurgia di Chieti che si è trovato a Bologna e gli chiedevo per quale ragione, lui mi spiegava perché, pur essendo lui cardiochirurgo, ha partecipato ad una giornata di lavori per il trapianto da vivente del fegato e mi raccontava che questa tecnica è possibile, che è stata sviluppata dai giapponesi ci sono modi diversi per farla ma in realtà si prende una parte dell'organo per poter essere reimpiantato nella persona del ricevente.  Il fegato è un organo solido e tra l'altro molto ricco di sangue e di vasi sanguigni per cui l’intervento è molto complesso, complessità nella quale non voglio addentrami in questo momento; ma, quello che a noi ora interessa è il problema fondamentale cioè quanto sangue serve perché quell'organo continui a vivere?
La nostra natura è in grado di calcolare ciò che serve all'organo per essere ancora un organo sano e questa espressione mi ha colpito perché ho detto ma il fegato non ha cervello non è un organo che ha un intelligenza per cui anche una persona stupida può avere un organo che si auto regolamenta e vive, e la risposta è stata si il problema non è l'intelligenza della persona è la perfezione della natura.
Tanto perfetta è la natura che quando la natura genera l'imperfezione tale imperfezione viene generata  per essere ancora più perfetta in un percorso di rigenerazione.
A mio avviso il percorso iniziatico per un massone è questo.
Noi dobbiamo rappresentare la perfezione perché nel momento in cui generiamo l'imperfezione, un fenomeno abbastanza presente in questi tempi attuali, significa che siamo in una fase evolutiva sicuramente per diventare maggiormente perfetti rispetto a quello che noi conosciamo ed è questo il percorso dell'iniziato; quel percorso che ti consente, nel momento in cui arrivi ad un punto e ti si aprono altre vie;  non completi mai il tuo percorso perché il percorso lo si completa solo nel momento in cui tu parti avendo delle certezze e le certezze sono rappresentate da quegli elementi naturali di predisposizione ad una forma di eggregore comune che è rappresentata dalla unione tra i fratelli.

Tale unione, all'interno della comunione e nei nostri lavori è l'elemento che noi viviamo che è quello dell'energia e quello della circolarità. Ricordate quando io prima vi parlavo del segreto?
Ma voi pensate che questo segreto ce lo siamo inventati? Ritenete che la cosa non ha una ragione naturale lungo questa via o appartiene soltanto ad un fenomeno religioso? No! Tutto parte da un punto;  e come il punto all'interno del cerchio che rappresenta l'equidistanza rispetto a tutto il mondo la comunione e quant'altro noi abbiamo un soggetto che si chiama Melchisedec che è il Sacerdote dei Sacerdoti, e chi incontra questo Re della città di Gerusalemme? Incontra Abramo che ha liberato Lot il figlio che era stato catturato da una tribù nemica. Abramo era il Sacerdote dell'Onnipotente quindi era l'uomo Sacerdote terreno; Melchisedec era il Sacerdote dei Sacerdoti, colui che era “non nato” e “mai morto” ma, nonostante questo,  in omaggio ad Abramo gli va incontro e gli porta  il pane e il vino, ovvero l'eucarestia nella credenza religiosa, mentre per noi è  Il segreto nel nostro rapporto è quello di essere consapevoli che l'uomo può ritornare alla sua origine e quindi alla sua natura divina se noi cogliamo questo ritorniamo ad avere la massoneria delle osterie perchè quella massoneria era quella su cui noi siamo nati, poi è arrivata un'altra Massoneria che è quella della ragione molto più lontana da quello che è il sentire dell'uomo, una Massoneria in cui si chiedeva di essere atei per poter vivere la via iniziatica, e vi sembra un po strano o no che laddove nasce quella massoneria che poi viene importata in Italia ne nascono tante altre di pari valore e di pari forza ma sopratutto, nasce l'occultismo e sopratutto tutto l'occultismo nasce dentro un percorso di natura femminile perchè sono le figure più permeabili e fragili nella ricerca di quell'aldilà che veniva negato, perchè nasce sotto questo profilo: la necessità di trovarci in una dimensione di superiore che veniva disconosciuto da quella che era la ragione.
Sappiate che quella Massoneria aveva come elementi costitutivi il sole, la luna e la ragione rappresentata da Atena;  la Massoneria della tradizione scozzese ha il libro sacro, la squadra ed il compasso, questi due elementi che, in una fase successiva poi tornano ad essere elemento comune, ma non più di tanto, perchè ancora oggi questa forma nel rito francese è disgiunta, ha segnato anche la nostra comunione ed è la ragione per cui anche storicamente il mondo inglese e francese erano disgiunti; per motivi economici politici ma io non voglia stare adesso a raccontare tutta questa storia però il percorso vero qual'è? E' quello del tempio, e se noi viaggiamo dentro quel tempio noi raccogliamo la nostra natura che è quella delle tre camere che è quella della conoscenza della generazione del percorso iniziatico.

Io non sono uno scrittore ma ho scritto queste poche pagine per due ragioni: la prima è che volevo fare chiarezza sul fatto che il Rito di York e il Rito Scozzese Antico ed Accettato sono due cose così radicalmente diverse da non poter essere messe a confronto come in genere errando si fa.

La seconda:  è che credo fermamente che non ci può essere comunione senza un legame, un sentimento, che non è quel sentimento che nasce spontaneo quando tra simili ci si riconosce e ci si accoglie, ma è un valore più alto, che non è un valore profano è un valore sacro, ed è il valore sacro che distingue la solidarietà dalla filantropia, il volontariato dal massone, i boyscout dagli iniziati. Noi non facciamo volontariato, noi non siamo un service, noi facciamo filantropia che appartiene a quel percorso di Agape che chiude il nostro processo iniziatico.
C'è un metodo per essere massoni, c'è un modo per capire la Maestria, e se noi non recuperiamo i valori di questa tradizione è in dubbio che la Massoneria vada avanti perchè raccoglie in se tante modalità di sopravvivenza ma quella che è la natura propria dell'iniziato si perde perchè non c'è il desiderio di raccogliere la saggezza.
Il Rito di York era il rito dei Maestri Venerabili. Che cosa costruisce un Maestro nei confronti di un'altro Maestro? Perché la domanda qui, e lo avete capito, è come si manifesta la Maestria? Di certo non si manifesta attraverso un grembiuli ma si manifesta tramite un porsi, e il porsi del Maestro non è quello di andare a costruire i progetti ma è quello di testimoniare la tradizione.
Questo è il senso di un viaggio che io ho cercato di raccogliere in queste pagine, un viaggio che non è tanto lungo anche se quest'anno compio 30 anni di massoneria. 


mercoledì 1 febbraio 2017

Una riflessione di Paolo Donnina

Beato l'uomo che medita sulla sapienza e ragiona con l'intelligenza, considera nel cuore le sue vie, ne penetra con la mente i segreti.
La insegue come uno che segue una pista, si apposta sui suoi sentieri. Egli spia alle sue finestre e sta ad ascoltare alla sua porta. Fa sosta vicino alla sua casa e fissa un chiodo nelle sue pareti; alza la propria tenda presso di essa e si ripara in un rifugio di benessere; mette i propri figli sotto la sua protezione e sotto i suoi rami soggiorna; da essa sarà protetto contro il caldo, egli abiterà all'ombra della sua gloria.
Così agirà chi teme il Signore; Chi è fedele alla legge otterrà anche la sapienza. Essa gli andrà incontro come una madre, l'accoglierà come una vergine sposa; lo nutrirà con il pane dell'intelligenza, lo disseterà con l'acqua della sapienza.
Egli si appoggerà su di lei non vacillerà, si affiderà a lei e non resterà confuso. Essa l'innalzerà sopra i suoi compagni e gli farà aprir bocca in mezzo all'assemblea; egli troverà contentezza e una corona di gioia e otterrà fama perenne.
Gli insensati non conseguiranno mai la sapienza, i peccatori non la contempleranno mai. Essa sta lontana dalla superbia, i bugiardi non pensano a essa.
La sua lode non s'addice alla bocca del peccatore, perché non gli è stata concessa dal Signore. La lode infatti va celebrata con sapienza; è il Signore che la dirigerà.
( Siracide 14,20-15,10)

lunedì 30 gennaio 2017

I miti dei Popoli del Mare, raccontati dal dottor Massimo Agostini di Stefano Mascioni

Sulle tracce di popoli antichissimi, il Dottor Massimo Agostini ha scritto un saggio godibile, denso di riferimenti storici e documenti precisi, che apre tesi interessanti. S’intitola “Et in arcadia ego – I miti dei Popoli del Mare“, riprendendo l’iscrizione del Guercino riportata in varie opere d’arte del seicento, tra cui il famoso quadro “I pastori di Arcadia” di Nicolas Poussin, conservato nell’enigmatica chiesa di San Lorenzo in Lucina a Roma. Lo abbiamo incontrato al Circolo Cittadino di Fano, luogo perfetto per parlare di miti e misteri, ascoltando dalla sua viva voce la genesi di un testo da non perdere. 
Nel video l'intervista al Vice Presidente Massimo Agostini : 


Cliccando sul link si accede alla pagina da cui è tratto l'articolo:


Letture del Clan grazie a Giusy - Il Rifugio

Mack è un uomo alla deriva, sconvolto dalla perdita di una figlia. Un giorno trova tra la posta un biglietto misterioso: qualcuno che si firma Pa, nomignolo con cui la moglie di Mack si rivolge a Dio, lo invita a recarsi "al rifugio", il luogo in cui la piccola Missy ha trovato la morte, uccisa da un maniaco. Mack è chiamato a fare i conti con un passato che non lo abbandona e con quella sofferenza che ha silenziosamente scavato un solco tra lui e Dio. Con il ritmo di un thriller e la magia di una favola, "Il rifugio" commuove e insegna che il dolore è spesso una strada per arrivare a se stessi.

letture del Clan suggerite da Paolo Callari - La lettera, strada di vita. Il simbolismo delle lettere Ebraiche di Annick de Souzenelle

Fra i princìpi che regolano la lingua ebraica il valore simbolico, attribuito dalla tradizione alle lettere dell'alfabeto, è una delle chiavi essenziali per una penetrazione spirituale delle Scritture. Ogni lettera possiede la propria energia significante, e la sua presenza in un nome, in un testo sacro non è mai arbitraria. In questo libro dunque Annick de Souzenelle ci introduce nel mondo affascinante di ciascuna delle lettere ebraiche alla luce della sua intelligenza e della sua fede cristiana, facendoci scoprire nella Bibbia, e in noi stessi, ricchezze che neppure sospettavamo. Sotto il nostro sguardo la lettera diventa "strada di vita", via di fertile ricerca per un'evoluzione interiore verso la maturità.

Letture del Clan Suggerite da Paolo Callari - Brainstorms di Daniell Dennet


Daniel Dennett è uno degli esponenti più brillanti della filosofia della mente contemporanea, e "Brainstorms" (fatti salvi i meriti del precedente "Content and Consciousness", 1969) è la sua opera più nota e discussa. Riassumere il contenuto, o dare un identikit adeguato del suo autore risulta tutt'altro che facile. Dennett è in effetti un filosofo multiforme e inquieto, sollecitato da obiettivi diversi e non agevolmente conciliabili. Molte delle battaglie condotte nei saggi che compongono il libro sono assai valide e importanti. In pagine particolarmente apprezzate dagli specialisti egli critica a fondo Skinner, mostrando non solo l'intima debolezza del neocomportamentismo, ma addirittura il cripto-mentalismo che lo pervade. Nell'ambito del cosiddetto 'mind-body problem' (il problema del rapporto tra mente e corpo) Dennett respinge poi radicalmente le teorie che vorrebbero identificare i fenomeni mentali con stati o eventi neurocerebrali: troppi, in effetti, i paradossi e gli enigmi che ne derivano. Contro comportamentisti e identitisti l'autore di "Brainstorms" propone con forza quella che si potrebbe chiamare la riabilitazione del mentale. Non già, si badi, che il suo proposito sia di ripristinare una qualsiasi forma di dualismo mente-corpo. Bisogna tuttavia prendere atto che l'universo delle credenze, delle intenzioni, delle consapevolezze è qualcosa da cui certe indagini non possono prescindere.
Che fare, allora? La proposta di Dennett potrebbe essere espressa così. Si tratta di rilanciare il mondo interno-mentale: e, insieme, di interpretarlo in termini non ontologici ma funzionali (non che cosa un ente mentale è, ma come le varie funzioni mentali operano), i quali rientrino tutti in un ambito strettamente empirico-cognitivo, governato da alcune regole razionali generali (connessioni causa-effetto, sequenzialità relativamente costanti ecc.). Anzi, l'approccio che valorizza l'esistenza di tale mondo può avere un rapporto collaborativo, o almeno di "coesistenza" (p. i27), con gli approcci delle discipline 'hard' (la neurofisiologia, la teoria dell'informazione, la scienza dei calcolatori).
In questa prospettiva Dennett reinterpreta l'universo mentale interno in termini intenzionali. Tale universo è qualcosa che si coglie e si spiega attribuendogli credenze, desideri, fini. Data la loro complessità queste funzioni per un verso non possono (almeno per ora) essere efficacemente ricondotte ad altro; per un altro verso, però, sono "ricche di significato" e "funzionano": nel senso che possiamo parlarne come se esistessero e agissero in quanto tali, consentendoci conoscenze e previsioni attendibili. Si prenda ad esempio una credenza. Dennett non nega che in linea di principio essa sia concepibile come il prodotto di una determinata attività neuronale. Ma tale interpretazione appare estremamente difficile e impraticabile sul piano pratico. Bisogna allora permettere e accettare - senza complessi - un "atteggiamento" che ci dica piuttosto il 'know how' che il 'know that' della credenza stessa, rappresentandocela in termini di ragioni, bisogni e scopi. Tale atteggiamento è chiamato appunto "intenzionale".
In realtà Dennet non rifugge dallo speculare sul modo in cui potremmo concepire concettualmente l'organizzazione del mentale. Impiegando un'immagine cui di solito è associato il nome di Marvin Minsky (cfr. "La società della mente", 1986), egli considera il mentale una "società" di funzioni-prestazioni particolari. Presa in sé e per sé, ogni singola funzione è "stupida" e inconscia. Inserita invece in un sistema complessivo, essa concorre a produrre qualcosa (il sistema stesso) che non è più "stupido" e inconscio, giacché compie atti che non sono più tali. Il primo merito di questa concezione consiste, per Dennett, nel risolvere quello ch'egli chiama "il problema di Hume": negare un ente "Mente" responsabile dei pensieri e delle credenze, senza per questo postulare funzioni mentali - dei veri e propri 'homunculi' come scrive Dennett - misteriosamente capaci di svolger esse ciò che non si vuole, giustamente, attribuire alla "Mente". Il secondo merito della concezione di cui sopra è, sempre secondo Dennett, di "gettare un ponte" tra l'universo degli atti mentali-intenzionali e il campo dei processi 'latu sensu' fisici che concorrono a costituire quegli stessi atti.
L'enfasi dennettiana sulla dimensione intenzionale del mentale è certamente importante, ma non può essere caricata di significati che assolutamente non ha. Dennett non solo è lontanissimo da qualsiasi riferimento alla fenomenologia husserliana, ma il suo proposito non è di valorizzare la specificità dell'intenzionale in quanto dimensione peculiare del mentale o dell'umano. Si potrebbe anzi dire che per lui non è tanto l'intenzionale a qualificare il mentale e l'umano quanto sono questi ultimi a rientrare in un dominio più vasto: quello, appunto, dei fenomeni intenzionali (o guardati intenzionalmente). Un sistema intenzionale, si legge nel capitolo cruciale di "Brainstorms", può essere indifferentemente un uomo, un alieno o una macchina (p. 46). Il solo requisito è che il loro comportamento possa essere previsto attribuendo ad essi credenze e desideri (p. 43). La tesi, come ben si intende, è assai impegnativa e "costosa". Essa potrebbe in qualche misura essere sostenibile da parte di chi, dinanzi a determinate classi di enti, cerca solo uniformità o analogie. Diventa invece una tesi insufficiente per chi, oltre alle analogie, intenda cogliere pure le (eventuali) differenze. Anche ammesso che una macchina possa essere concepita come un sistema intenzionale, resterebbe da domandarsi quali sono (se ci sono) i caratteri che fanno delle intenzioni mentali intenzioni non identiche a quelle delle macchine.
In verità, nonostante varie premesse e promesse, Dennett appare assai poco interessato ad approfondire tali caratteri. Appare anzi impegnato in una direzione per più versi opposta. In primo luogo, in una prospettiva dichiaratamente "antropomorfizzante" (p. 46), non esita ad attribuire tratti intenzional-mentalistici non solo agli animali ma anche, appunto, alle macchine: "Basta fare un 'piccolo passo avanti' [il corsivo è nostro] per chiamare le informazioni in possesso del calcolatore le sue credenze, i suoi scopi finali e intermedi i suoi desideri... Gli scopi di un calcolatore devono essere descritti intenzionalmente proprio come i desideri" (p. 43). In secondo luogo, in modo quasi simmetrico al precedente, le componenti di quel costrutto che usiamo chiamare l'universo mentale vengono spesso presentate in modo singolarmente 'machine like'. Qualche volta emerge anche la tendenza (tipica di un ben preciso riduzionismo nell'ambito delle scienze umane) a far coincidere la comprensione di determinate funzioni con la loro decomposizione/dissoluzione in "altro": "Se vogliamo un'analisi adeguata della creatività, dell'invenzione, dell'intelligenza, questa dev'essere analizzata e quindi scomposta in parti tali che in nessuna di esse vi sia intelligenza" (p. 162). Tale orientamento "dissolutore" investe anche la stessa coscienza e l'Io. Il timore che si voglia fare di essi degli enti metafisici porta Dennett ad assumere a loro riguardo una posizione non meno discutibile. La coscienza, fin particolare, viene concepita come una sorta di "scatola nera" del meccanismo-uomo; e in un importante colloquio con Jonathan Miller (cfr. J.M.,"States of Mind", 1983) viene definita un mero agente di pubbliche relazioni. Non è da escludere che in taluni contesti queste audaci metafore siano valide. Ma è altrettanto certo che in altri contesti (ad esempio quelli etici) occorrono ben altri modelli, non legati al dominio della teoria dell'informazione e dell'intelligenza artificiale privilegiato da Dennett.
Alla luce di tutto ciò, non sorprenderà che "Brainstorms" delinei un'immagine del sapere psicologico per più versi unilaterale. Il compito della psicologia, scrive Dennett, è di spiegare determinati fenomeni "in termini che alla fine dovranno in qualche modo saldare la teoria psicologica alla fisiologia" (p. 192). Certo "oggi non siamo ancora in grado di descrivere in termini meccanicistici" il sistema delle credenze ecc. (p. 124). Di qui la necessità dell'approccio intenzionale, le cui spiegazioni vengono nettamente distinte dalle "vere e proprie spiegazioni scientifiche" (p. 127). D'altra parte il progresso delle indagini ci farà approdare un giorno a una completa "analisi meccanica o fisiologica" del sistema di cui sopra.
Malgrado ogni cautela e ogni distinguo, l'"egemonia delle spiegazioni meccanicistiche rispetto a quelle intenzionali" (p. 372) è esplicitamente sottolineata. Anche la scelta di campo fisicalistica nell'ambito della filosofia della mente è netta: "io desidero mantenere il fisicalismo" (p. 73). Il prezzo pagato da Dennett per queste scelte teoriche (che sono le principali, anche se non le sole, compiute in "Brainstorms") è però assai alto. Si è già detto dell'interpretazione "debole" degli atti intenzionali. La loro riconduzione a mere organizzazioni di informazioni suggerita in vari luoghi del testo non è convincente. Nelle credenze e nei desideri di quei sistemi intenzionali che chiamiamo uomini noi tendiamo a cogliere qualcosa di più e di diverso che non mere elaborazioni informazionali: qualcosa che ha a che fare con una teoria del significato ben più complessa di quanto non appaia a Dennet e, ancor più, con una teoria della coscienza e del soggetto. Circa quest'ultimo punto, malgrado innegabili spunti e aperture, tale teoria non è mai persuasivamente delineata. Del resto lo stesso Dennett ha scritto di recente ("The Intentional Stance", 1987) di aver sì una concezione della coscienza ma ancora 'in progress'. Non ci resta, allora, che aspettare.
È anche per questa carenza che l'analisi dennettiana della vita mentale assume spesso un aspetto, per così dire, "fattualistico". Anche quando sono concepiti secondo l'atteggiamento intenzionale, credenze, desideri ecc. appaiono soprattutto operazioni, fatti tendenzialmente oggettivi, governati da regole standard. E se non fosse (soltanto) così? Se credenze e desideri fossero (anche) esperienze? Esperienze rinvianti anzitutto a investimenti simbolici, a sovradeterminazioni semantiche, a quadri di riferimento biografico-contestuali - il tutto miscelato secondo modi e forme soggettivi propri del "titolare" di quelle credenze e desideri?
Tra "la" credenza e la 'mia' credenza c'è una sorta di spazio teorico che occorre riempire. Gli accenni di Dennett alla dimensione della "privatezza" e del "personale" sono talvolta suggestivi ma insufficienti. Le recenti indagini sulla nozione di "punto di vista soggettivo" e sul rapporto soggetto-contesto (un rapporto "interessato", valutante, per il quale occorre impiegare strumenti interpretativi più sottili di quelli neocognitivistici cari a Dennett) mettono in più sensi in crisi gli approcci all'universo mentale prevalenti, anche se non in esclusiva, in "Brainstorms".
Queste osservazioni non intendono in alcun modo diminuire il rilievo complessivo di "Brainstorms". L'opera è ricca di osservazioni e di ipotesi estremamente stimolanti che ragioni di spazio (e anche, talvolta, di tecnicità concettuale) impediscono di lumeggiare in questa sede. Sotto questo profilo il titolo stesso dell'opera appare singolarmente felice. Privo di un adeguato correlato in italiano, 'brainstorm' significa qualcosa come "temporale mentale", sommovimento/innovazione intellettuale prodotto da audaci cortocircuiti tra idee. E indubbiamente dal 'brainstorming' scatenato da Dennett nel cielo delle nostre certezze filosofico-psicologiche si esce forse un po' provati, ma anche molto arricchiti.

Un grande successo per Domenico Fragata

Una sala gremita di persone per la conferenza che si è svolta a Milano lo scorso 21 Gennaio e che ha visto tra i relatori Domenico Fragata socio della sezione Lombarda che Clan Sinclair Italia .
Complimenti a tutti!

martedì 10 gennaio 2017

Il Presidente Tiziano Busca ci accompagna in un Viaggio Iniziatico tra le cattedrali della Francia


Lo scorso dicembre, in occasione della Grande Assemblea del Rito di York che si è svolta a Parigi, non è potuto mancare un giro per alcune delle numerose cattedrali presenti in Francia. Guida d'eccezione il Presidente Tiziano Busca, ecco alcune delle sue riflessioni legate nello specifico alla Cattedrale di Chartres, che ne rappresenta l'elevazione massima, ma che restano ugualmente valide per tutte

Se ci ferma a guardare il grande spettacolo che queste opere, Chartres in particolare, mostrano ci si accorge che esse racchiudono tutto quello che possibile avere, perché sono di una maestosità unica e di una semplicità estrema; sono testimoni e simbolo di un segreto indescrivibile, di una sapienza e di una conoscenza tecnica e intima si potrebbe dire, da un punto di vista iniziatico ed esoterico che, letteralmente, non ha pari. E non appartiene a nessuna religione appartiene soltanto all'esaltazione della Sapienza. E' la Gnosi, e questa forma di gnosi tu qui ce l'hai manifesta, e soltanto chi è iniziato, soltanto chi vive quella via riesce ad interpretarla. Questa Sapienza è custodita nel segreto dei simboli che sono racchiusi dentro il lavoro degli scalpellini perché coloro i quali hanno costruito questo erano dei Maestri Massoni; erano dei Compagnon, Essi stessi rappresentavano la punta più alta del sapere che a loro non gli era arrivata perché avevano studiato, come lo immagineremo noi oggi, ma perché avevano attraversato il sapere di tanti mondi fino a giungere a questa sublimazione che è rappresentata da Chartres.
Charters non hai uguali, nessuno mai riuscirà a costruirla cosi, non ci sarà più nessuno che riuscirà a riproporre una cosa di questo genere.

Il concetto, che dobbiamo focalizzare adesso è che quando tu arrivi a quel punto di sublimazione del Sapere, sei sopra una piramide cioè vedi il basso di quello che è l'esaltazione della Conoscenza. Nella Via Iniziatica è così ; il problema non è sapere se quello che hai vicino sa quanto te è che tu hai gli stessi strumenti che ha l'altro per poter attraversare la Via e raccogliere, secondo la tua intimità secondo la tua sensibilità, quella parte più alta di te che ti deve portare a distaccarti da quello che è l'elemento della materia ma vivere sul simbolo, punto.


Le passioni umane qui non ci sono perchè qui c'è soltanto l'essenza dell'energia, e tutto ruota intorno all'energia, possiamo prendere ad esempio il Labirinto che è sopra un punto di energia. Ma questo che cosa vuol dire? Che tu sei energia pura, che tu ruoti all'interno di questa energia che sei te stesso e riesci a costruire un qualcosa di superiore elevandoti ed è quello che vedi osservando Chartres. Questa è la via dell'uomo e questa è la gnosi; non c'è un segreto dogmatico di fronte a questo c'è un segreto che attraversa l'acqua, attraversa la terra, attraversa il fuoco, attraversa l'aria, ma non sai quale porta tu hai attraversato, tu hai attraversato l'elemento che è una cosa più grande perchè ogni volta che tu attraversi approdi ed è un continuo che si esprime nella circolarità questo è l'uomo. Poi l'essere umano ha bisogno di costruire chiese, Templi perchè ha necessità dell'elemento materiale per trasmettere le conoscenze, per trasmettere il Sapere, infatti San Bernardo qui ha portato quegli individui che rappresentavano un elite di intellettuali tra astronomi, filosofi, lettori della Cabal, fisici, e molti altri ancora per fare una cosa semplice ma immensa Chartres

Un successo annunciato: intervista del Vicepresidente Massimo Agostini al Resto del Carlino


Et in Arcadia Ego: I Miti dei Popoli del Mare 
Recensito oggi sul quotidiano Il Resto del Carlino
Articolo intervista di Simona Spagnoli.

Video di presentazione di Et in Arcadia Ego di Massimo Agostini

Il libro di Massimo Agostini: "ET IN ARCADIA EGO- i miti dei Popoli del Mare", è frutto di laboriose ricerche e studi seguendo una sottile rete di leggende e verità che partono dagli antichi Popoli del Mare per intrecciarsi con gli Alfei e la storia degli etruschi Venulei, fino alle vicende di Pagano Eb(u)riaci da Vecchiano.
Un saggio molto coinvolgnte nella lettura e intrigante per la storia legata a organizzazioni iniziatiche custodi di un antico segreto fin dai tempi di Enoc.
Una ricerca nata da misteriosi documenti ritrovati nell'archivio di una importante famiglia toscana che ha condotto l'autore a svelare suggestive ipotesi sull'origine italiana dei Templari.
Il legame di Agostini con il Clan Sinclair, i suoi viaggi in Scozia e nelle isole Orcadi, donano alla ricerca il senso di una conoscenza iniziatica, appartenuta ad antiche nobili famiglie, per essere trasmessa di generazione in generazione.
Il libro è rivolto agli uomini del dubbio, non ha nessuna pretesa di verità rivelata, ma sempicemente quella di donare libere intuizioni a chi possiede gli strumenti per proseguire nella ricerca.
Prefazione a cura del Conte Agostino Agostini Venerosi Della Seta​


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